Il progetto VIENel momento in cui il dibattito sulle misure da adottare a sostegno dell’occupazione giovanile entra finalmente nel vivo, grazie ai primi provvedimenti del Governo Renzi, ci sembra utile, come Associazione TELA, portare un nostro contributo, in termini concreti, focalizzando l’attenzione su uno strumento che, in Francia, funziona ormai da quattordici anni e che ha dato risultati incoraggianti, come canale di inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, in particolare diplomati e laureati.

Si tratta del volontariato internazionale presso le imprese (“V.I.E.”) introdotto nell’ordinamento transalpino dalla legge n. 242 del 14 marzo 2000, modificativa del Codice del Servizio nazionale, che disciplina, in Francia, il servizio civile.

La legge del 2000 offre ai giovani, tra i 18 e i 28 anni, la possibilità di svolgere una missione temporanea all’estero -di una durata compresa tra un minimo di 6 e un massimo di 24 mesi- in veste di volontari del Servizio Civile Nazionale ed alle dirette dipendenze di UBI France, l’agenzia pubblica per lo sviluppo internazionale delle imprese, a cui è affidato il compito di supportare le aziende francesi nelle loro attività di esportazione (attraverso le proprie Sedi, dislocate nelle Ambasciate e nei Consolati) e di favorirne la presenza, sotto le forme più varie, nei mercati esteri. È appunto UBI France, su delega del Ministro del Commercio estero, a definire i termini della missione affidata ai singoli volontari e a garantirne le finalità formative, che assumono, in questa specifica fattispecie, un rilievo assolutamente prioritario, in linea, del resto, con la tradizione francese. All’agenzia compete anche il potere disciplinare e sanzionatorio, mentre l’azienda ospitante figura essenzialmente come tutor.

La soluzione adottata dal legislatore di Parigi appare connotata, sotto il profilo squisitamente giuridico, da una notevole dose di ambiguità, perché, se da un lato il volontario fa capo all’Agenzia, dall’altro, però, il beneficiario delle sue prestazioni risulta essere direttamente l’azienda ospitante. Va detto che, in Francia, tale soluzione è stata accolta dalle diverse forze politiche senza particolari problemi, in quanto ha prevalso la considerazione delle potenzialità positive, sia per una maggiore qualificazione dei giovani sia come sostegno alle aziende “impegnate a difendere all’estero i colori della Francia”.

A distanza di quattordici anni è possibile tracciare un primo bilancio di questo meccanismo, che ha consentito, nel tempo, a decine di migliaia di giovani francesi di completare il proprio bagaglio culturale e professionale con un’esperienza all’estero nella filiale di un’azienda del proprio Paese.
Gran parte di loro non ha avuto difficoltà, dopo il rientro in patria, a trovare un impiego presso la stessa azienda oppure presso altre imprese esportatrici, anch’esse interessate all’esperienza acquisita durante il volontariato all’estero.

Ci sembra pertanto che l’esperienza francese possa dirsi largamente positiva e contenga, oltretutto, spunti interessanti anche per il nostro Paese, che -non dimentichiamolo- è riuscito ad evitare il tracollo, nonostante la forte contrazione della domanda interna, grazie al dinamismo di molte imprese, soprattutto piccole e medie, che sono riuscite a difendere, e talora incrementare, la propria presenza sui mercati internazionali.

Paolo Vettori
Brescia 20 Marzo 2014

 

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