La rete Reder va avanti

Pubblicato il 03/10/2017, da Giovanna Carosielli

Malgrado il finanziamento della Commissione Europea al progetto Per un distacco equo e solidale sia ultimato, la rete REDER prosegue, a testimonianza della bontà dell’idea progettuale di fondo e della determinazione a svilupparla da parte delle organizzazioni sindacali francese, belga, spagnola, portoghese, italiana, bulgara e rumena. Queste infatti, assieme ad alcuni ispettori del lavoro di varie nazionalità, si sono incontrati a Stoccarda, il 19 ed il 20 settembre 2017, per aggiornare lo stato dei lavori della piattaforma comune, verificare il funzionamento dell’applicazione per smartphone REDER e discutere di ulteriori implementazioni del medesimo progetto.

Durante il primo giorno di incontro è stato analizzato il fenomeno dell’invio dei lavoratori europei in Germania – pari a circa il 12% del totale della forza lavoro occupata –, sotto la triplice lente d’indagine sindacale, datoriale ed ispettiva. L’associazione di lavoratori ha illustrato il proprio costante sforzo, non sempre tradottosi in prassi, di introdurre un sistema di leale concorrenza tra imprese, che realizzi un effettivo livellamento salariale tra i dipendenti occupati in Germania in modo temporaneo ovvero stabile, garantendo altresì l’iscrizione dei lavoratori alle casse edili dei vari Land. In quest’ottica, risulta altresì preziosa la proposta di elaborazione di un manuale di controllo da adottare in cantiere, condiviso tra le parti sociali, per assicurare una genuina concorrenza tra imprese ed evitare comportamenti elusivi ad opera dei committenti tedeschi.

In particolare, il manuale di controllo mirerebbe ad agevolare le verifiche ispettive nei cantieri, onde consentire, ancor prima dell’ingresso del personale di vigilanza sul luogo di lavoro, una conoscenza completa della manodopera ivi presente, sia per minimizzare l’eventuale occupazione irregolare di lavoratori, sia per contrastare la non meno spinosa tendenza al sottoinquadramento del personale distaccato, realizzata proprio per eludere la disciplina comunitaria in tema di trattamento retributivo dei lavoratori stranieri. Nella medesima direzione volgono, da un lato, la proposta della cd. carta di cantiere, una sorta di bagde identificativo dei lavoratori occupati per agevolarne il riconoscimento, e, dall’altro, la riduzione della differenza salariale a parità di mansioni, tuttora presente, specie tra l’Ovest e l’Est del continente comunitario. Nel merito, la proposta sindacale consiste nell’elaborazione di una classificazione del personale attraverso quattro livelli, con fissazione di una paga minima per ciascun livello professionale ed orari di lavoro minimo e massimo consentiti, da applicare innanzitutto nel settore edile, ma estendibile alla totalità dei settori produttivi.

Il risultato da perseguire, a giudizio del sindacato delle costruzioni tedesco, riposa proprio sul superamento, in relazione alla disciplina, tra lavoratore stabile ed omologo distaccato, per porre fine in via definitiva al differenziale competitivo tra imprese fondato sul minor costo del lavoro garantito da alcuni imprenditori rispetto ad altri.

Non meno interessante è risultata la prospettiva datoriale mediante l’illustrazione del percorso del Certificato Prevenzione e costanza avviato dalla Wolff & Müller: infatti, partendo dal principio di responsabilità sociale dell’impresa, questa holding del settore delle costruzioni ha elaborato un processo di contrasto al lavoro irregolare nei cantieri, avente ad oggetto lavoratori stabilmente operanti in Germania o ivi distaccati, per verificare, ancor prima dell’affidamento dei lavori ad un’impresa, la conformità di quest’ultima alla legge, l’osservanza della normativa sulla sicurezza sul luogo di lavoro, il contrasto alle finte P. IVA ed alla frode fiscale e contributiva in generale, l’applicazione del ccnl anche da parte di eventuali subappaltatori, la presentazione della documentazione di lavoro – contratti di lavoro, buste paga e prova di avvenuto pagamento dei lavoratori, attestazione di regolarità contributiva –, da cui ricavare sia la plausibilità dell’offerta contrattuale presentata, sia l’effettiva esistenza dell’impresa affidataria dei lavori.

Il fondamento giuridico di tale procedura è la responsabilizzazione del committente e l’induzione alla selezione, da parte di questi, di partner negoziali affidabili, che non comprimano i diritti dei propri dipendenti in nome della competitività: ciò sia in ragione dell’obbligo di garanzia di pagamento delle retribuzioni e dei contributi dei lavoratori impegnati negli appalti, posto dalla legge tedesca a carico del committente, sia per scongiurare danni reputazionali al committente in caso di evidenti irregolarità realizzate dei subappaltatori.

Nel caso di lavoratori distaccati, in particolare, la documentazione da esibire riguarda anche il documento A1 e l’elenco dei lavoratori inviati in via temporanea nel cantiere, essendo altresì prevista una “missione” nel Paese di origine dei lavoratori comunitari, per verificare l’effettiva esistenza dell’azienda straniera inviante, ove particolari esigenze di indagine lo richiedano. Sempre in relazione ai lavoratori distaccati, sono altresì previste verifiche della decorosità e salubrità degli alloggi destinati ai lavoratori comunitari, nonché due ispezioni nei cantieri, di cui una nel corso dell’esecuzione contrattuale ed una a ridosso della sua fine.

L’eventuale omessa esibizione della documentazione richiesta comporta la distrazione delle somme dovute a titolo di corrispettivo per la prestazione eseguita dall’appaltatore e/o eventuali subappaltatori fino alla verifica di avvenuto pagamento così delle retribuzioni come dei contributi dovuti, mentre la creazione di una banca dati permette di disporre in tempo reale delle informazioni sulle aziende che hanno avanzato proposte contrattuali e/o cui sono stati in precedenza affidati i lavori.

La procedura, all’inizio oltremodo costosa, si è perfezionata nel quadriennio di rodaggio, ed attualmente offre un esito affidabile e dagli oneri economici ormai contenuti, promettendo di esser applicabile anche nel caso di cantieri edili di ridotte dimensioni: il rispetto di tale procedura da parte dell’impresa che decide di sottoporvisi implica il rilascio, ad opera di un’Autorità indipendente, di una certificazione di affidabilità contrattuale, che, per quanto non elimini del tutto i controlli ispettivi, ne riduce in modo significativo l’impatto.

La visuale ispettiva del fenomeno del distacco in Germania illustrata da un esponente dell’Ufficio delle Dogane in cui è confluito il personale ispettivo tedesco a partire dal 2004, si è caratterizzata per una rappresentazione, emergente dai 41 uffici principali dell’organo federale, dei principali casi di irregolarità riscontrati, tra cui spiccano lavoro “in nero”, ore lavorate non pagate, frodi nel distacco. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, è stato presentato il caso di sei aziende bulgare distaccanti lavoratori in Germania e risultanti non aver retribuito i propri dipendenti per 230mila ore, per un totale di 1 mln. di euro di evasione anche contributiva, posto che i lavoratori ignoravano l’identità del proprio datore di lavoro bulgaro ed erano sprovvisti del documento A1.

Il mancato rilascio del documento A1 ha consentito all’Autorità delle Dogane di imputare al committente tedesco il debito retributivo e contributivo accertato: tuttavia, i poteri ispettivi si riducono in caso di distacco fraudolento ma in apparenza regolare, dovendo esser in tali circostanza attivata la procedura amministrativa di contestazione del documento A1 presso l’Autorità che l’ha emesso, con tempi ed esiti non sempre prevedibili e, soprattutto, rapidi. Diventa quindi necessario il rafforzamento e la condivisione delle informazioni anche tra gli ispettori del lavoro dei singoli Stati membri, tramite l’I.M.I., nonché, all’occorrenza, ricorrendo ad ulteriori strumenti e piattaforme condivise, quali la rete REDER, appunto.

Prima della visita al monumentale cantiere di collegamento ferroviario, ad alta velocità, della città di Stoccarda con quella di Ulm, l’Associazione pastorale Fair Mobilitat, che ha organizzato il seminario sostenendone i maggiori oneri economici, ha illustrato la propria attività: questa consta di consulenza ed informazione, anche preventiva, ai lavoratori in diverse lingue – inglese, polacco, ceco, serbo e bosniaco – attraverso otto uffici dislocati in Germania, con particolare attenzione al settore dei trasporti su strada, con lavoratori stranieri distaccati in Germania – la sola Stoccarda conta cifre pari al 16% della forza lavoro – che, spesso, ignorano quali siano i loro diritti, specie in relazione ai tempi di guida e riposo ed al trattamento retributivo loro riservato. Il settore dell’autotrasporto, altresì, si caratterizza per una maggiore criticità definitoria, dovuta al non certo inquadramento giuridico del trasporto transfrontaliero nel fenomeno del distacco comunitario, con conseguente possibile elusione della normativa prevista.

L’attività informativa dall’Associazione pastorale Fair Mobilitat cerca di raggiungere i lavoratori stranieri prima del loro arrivo in Germania: per esempio, il progetto fair posting, coordinato dall’ufficio di Dortmund, mira ad informare cittadini di Bulgaria, Slovenia e Croazia dei diritti loro riconosciuti dalla disciplina comunitaria e federale tedesca, per evitare o ridurre forme di sfruttamento, facilitate anche dall’isolamento linguistico in cui inevitabilmente un lavoratore straniero viene a trovarsi in un Paese diverso dal proprio.

La mattina del 20 settembre è stata dedicata alla rappresentazione della piattaforma condivisa e dell’applicazione REDER, per ora in uso sperimentale ai soli sindacalisti partecipanti al progetto.

L’applicazione dovrebbe consentire, avvicinato il lavoratore straniero in cantiere, di sottoporgli un questionario piuttosto agile e redatto nella lingua d’origine, con venti domande a risposta chiusa attraverso cui annotare le informazioni essenziali relative all’inquadramento e retribuzione ricevuta, all’alloggio ed al periodo di permanenza nel Paese straniero, con possibilità, per il sindacalista, di allegare fotografie del cantiere o degli alloggi, e/o di compiere annotazioni, da inviare, unitamente alle risposte fornite dal lavoratore, al punto di collegamento sindacale indicato nel Paese di origine del lavoratore, al fine di raccogliere informazioni sull’effettiva esistenza dell’azienda inviante e quant’altro occorra per la valutazione in termini di distacco genuino.

L’utilizzo proficuo dell’applicazione REDER richiede la presenza di diverse unità sindacali in ciascun Paese e mira, innanzitutto, alla segnalazione di situazioni meritevoli di attenzione, sindacale ancor prima che ispettiva, nonché alla condivisione delle informazioni, tanto sul regime normativo vigente nel Paese di invio ed in quello di origine, quanto sulle aziende eventualmente già fattesi conoscere per prassi negoziali scorrette.

Peraltro, il risvolto pratico dell’applicazione è emerso in un ulteriore caso, che ha di recente interessato lavoratori spagnoli inviati in Belgio, sottoposti a condizioni contrattuali in evidente violazione della normativa legale e contrattuale vigente nel Paese ospitante il distacco: la condivisione delle informazioni e la cooperazione tra organizzazioni sindacali ed ispettive dei Paesi interessati hanno permesso il ripristino della legalità, confermando, ancora una volta, le ragioni per proseguire nella coltivazione di questo progetto.

Giovanna Carosielli

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