Lisbona - Piazza del CommercioDal 27 al 29 gennaio 2016 ha avuto luogo, a Lisbona, il quinto Seminario del progetto europeo sul distacco equo e responsabile, anche in questo caso, come in precedenza a Varsavia, tenutosi in un Paese che normalmente invia lavoratori distaccati. Nel 2015, infatti, i lavoratori portoghesi ufficialmente distaccati sono stati 6785, di cui la metà inviati in Francia, ed a seguire in Belgio e Spagna: nondimeno, la cifra va considerata in difetto, posto che la maggior parte delle infrazioni accertate attiene proprio alle omesse comunicazioni relative al distacco dei lavoratori.

Tuttavia, come segnalato dal gruppo ispettivo lusitano che si occupa del distacco comunitario, soprattutto in alcuni settori, tra cui quello agricolo, è possibile assistere ad un incremento di lavoratori stranieri, comunitari ma spesso extracomunitari – per lo più da Pakistan, Nepal e Birmania – che lavorano in Portogallo in condizioni difficilmente definibili di distacco genuino. Per meglio affrontare le questioni giuridiche relative a detto istituto, il Portogallo si è dotato di un gruppo ispettivo di 7 membri, di cui ben 4 provenienti dalle zone settentrionali del Paese, in cui è maggiormente registrabile il fenomeno di partenza/arrivo dei lavoratori, al fine di studiare e preparare, anche tramite guide manualistiche esplicative, all’intero personale di vigilanza dislocato sul territorio gli aspetti principali da verificare in presenza di lavoro con elementi di internazionalità.

Nel corso della riunione del primo giorno, infatti, i vertici della vigilanza portoghese hanno illustrato, a grandi linee, la metodologia ispettiva seguita, composta dal sistema integrato IMI – per consentire lo scambio di informazioni tra corpi ispettivi dei vari Paesi ed accessibile a livello territoriale dal personale di vigilanza – e da un accordo di cooperazione spagnolo-portoghese per la condivisione di informazioni. Altresì, il Ministero del lavoro lusitano considera prioritario il contrasto alla frode nel distacco ed, in generale, al lavoro non dichiarato ed alla prevenzione di rischi/infortuni sul lavoro, con organizzazione e realizzazione di accertamenti ispettivi congiunti nelle zone di confine con la Spagna e relativo scambio di informazioni, nonché redazione di vademecum riportanti i requisiti richiesti dalla legislazione lavoristica dei vari Paesi di destinazione affinché i medesimi lavoratori, ancor prima della partenza, siano adeguatamente informati sulle regole di un distacco genuino nell’ordinamento giuridico in cui presteranno la propria attività. È stata altresì predisposta una check-list interna che annota i lavoratori distaccati in Portogallo, mentre la diffusione della legalità viene assicurata anche tramite incontri informativi e di coinvolgimento delle parti sociali.

Il gruppo ispettivo portoghese ha quindi illustrato la metodologia ispettiva in caso di distacco, la quale, accanto alla verifica dei presupposti di legge – esistenza effettiva di un’azienda distaccante, presenza di elementi di internazionalità, salario applicato nel luogo di distacco ed avvenuta comunicazione del distacco – accerta le condizioni di lavoro, i profili di sicurezza sociale, nonché la correttezza del trattamento retributivo e fiscale dei lavoratori, provvedendo alla redazione di un verbale, a seguito di eventuale scambio di informazioni tramite il sistema IMI e/o l’accordo bilaterale con la Spagna o di cooperazione con altri enti nazionali. Qualora i lavoratori trovati intenti al lavoro non siano comunitari, vengono coinvolte le ambasciate dei Paesi di appartenenza, per agevolare i contatti e ridurre la difficoltà linguistica. Sono stati quindi illustrati due casi paradigmatici di cui uno di distacco dal Portogallo e di un altro in detto Paese: nella prima ipotesi, le irregolarità maggiormente riscontrate attengono alla mancata comunicazione, da parte delle aziende distaccanti, dell’invio temporaneo di propri dipendenti in uno degli Stati membri dell’Unione Europea, laddove nel secondo le difficoltà maggiori – soprattutto allorché i lavoratori siano extracomunitari – vengono individuate nella lingua, nella diversità degli ordinamenti giuridici, nell’assenza di un sistema di collaborazione/cooperazione/condivisione di informazioni, fermo restando che, per come è strutturata la responsabilità solidale portoghese nel caso di affidamento di lavori in appalto, al netto di un’ipotesi particolare tipica del settore edile, il committente risponde soltanto per le violazioni di una certa gravità e soltanto per il profilo sanzionatorio, senza che questo possa avere effettive ricadute positive sui lavoratori e, maggiormente, sula tutela dei loro crediti.

La prima giornata del Seminario è altresì proseguita con un confronto su casi di frode nel distacco comunitario prima fra il personale ispettivo e quello sindacale all’interno di ciascuna delegazione e, quindi, tra le rispettive delegazioni unitariamente intese (Paese di invio e Paese di destinazione), al fine di ragionare sui differenti approcci al caso emergenti dalla rappresentanza e tutela di interessi non sempre sovrapponibili. L’occasione è stata altresì utile per riflettere sulle potenzialità della costituenda rete REDER, sull’opportunità di migliorarla individuando dei referenti costanti – o nodi stabili, come sono stati chiamati – cui rivolgersi per segnalazioni e/o richieste di informazioni, nonché di allargarla coinvolgendo altri soggetti sociali, anche di altri Paesi non coinvolti nel presente progetto, ma tuttavia attivamente partecipi ai processi di distacco di lavoratori. Infine, a fronte dell’illustrazione, ad opera di ciascuna delegazione sindacale nazionale, delle modalità di diffusione del presente progetto e, soprattutto, della rete REDER, è stata altresì prospettata l’ipotesi di prolungamento del progetto in essere, al fine di sensibilizzare il maggior numero di soggetti possibile alla questione, cercando altresì di estendere la tutela dei lavoratori.

Nel corso del secondo giorno del Seminario, sono stati illustrati e condivisi gli esiti del confronto dei lavori di gruppo sulle frodi nel distacco comunitario compiuto il giorno precedente, con proficuo scambio di osservazioni e suggerimenti su come la REDER, se adeguatamente diffusa e strutturata, possa rappresentare un valido strumento di rapida ed efficace condivisione di informazioni tra organi dei vari Paesi europei, fermo restando, tuttavia, che il livello di informazioni tra personale ispettivo ed organizzazioni dei lavoratori non può coincidere in ragione del diverso ruolo e potere rispettivamente svolto ed esercitato. Altresì, sono intervenuti, per conto dell’INCA GCGIL, Carlo Caldarini, dell’Osservatorio delle Politiche sociali in Europa, ed Italo Stellon, Presidente della sede francese dell’INCA. Caldarini ha illustrato, attraverso alcuni riferimenti normativi comunitari, la condizione dei lavoratori mobili in Europa ed i diritti sociali di cui godono, facendo presente che accanto ai migranti – cui viene riconosciuta la sicurezza sociale del Paese di accoglienza nei primi tre mesi di permanenza, con onere, decorso detto termine, di provare l’esistenza di un contratto di lavoro e/o una rendita che permetta di non costituire un costo sociale per il Paese ospite, giusta direttiva comunitaria 2004/38 – vanno considerati i lavoratori transfrontalieri – cui sono riconosciuti i diritti di sicurezza sociale nel Paese in cui lavorano mentre alcune cure mediche sono fornite, in prima istanza, dal Paese di origine – ed infine i lavoratori distaccati – cui il regolamento comunitario 883/2004 riconosce l’esportabilità di alcune prestazioni sociali maturate nel Paese di origine – sottolineando, in ogni caso, come rappresenti una considerazione avulsa dal dato di realtà quella per cui i lavoratori mobili costituiscano un onere sociale per l’ordinamento giuridico che li ospita, avendo le evidenze empiriche al contrario segnalato il contributo, in termini di fiscalità generale, assicurato proprio dai lavoratori mobili.

Dal canto suo, Stellon ha spiegato le origini della costituzione dell’INCA, la sua articolazione in sedi periferiche in Europa e nel resto del mondo e le prestazioni svolte in favore dei lavoratori, non mancando di sottolineare i vantaggi che deriverebbero da un’integrata collaborazione tra organizzazioni sindacali dei Paesi europei soprattutto nel caso di lavoratori distaccati. Infine, la seconda giornata di lavori è proseguita con l’illustrazione, ad opera delle organizzazioni sindacali, dei volantini informativi sul distacco comunitario, con ulteriore confronto sulla loro diffusione capillare ed efficace, anche presso i Paesi di provenienza.

Nel corso dell’ultimo giorno del Seminario, Werner Buelen della Federazione Europea per i lavoratori delle costruzioni e del legno (FETBB), ha illustrato le tipologie del cosiddetto “badge sociale”, di cui le prassi in undici Paesi dell’Unione europea hanno permesso di inventariare ipotesi basilari di “carta sociale”, in cui indicare soltanto la qualifica professionale del prestatore d’opera, ovvero di aggiungervi anche dati sociali e sanitari, o anche informazioni tese a far emergere il lavoro falso o non dichiarato, o, infine, riguardanti i contributi sociali in senso ampio. Le criticità maggiori in merito al “badge sociale” sono consistite nella ritrosia datoriale nell’adottare simili strumenti di contrasto all’inosservanza normativa e nella scarsità di risorse organizzative e finanziarie delle organizzazioni sindacali dei lavoratori provenienti dai Paesi dell’Est europeo, rendendo più difficile la tracciabilità di uno strumento che, come confermato dalla delegazione belga, può esplicare compiutamente la sua funzione in un’ottica prettamente preventiva, più che repressiva, al fine di responsabilizzare il datore di lavoro, e, di conseguenza, il committente nelle filiere negoziali, affinché ricorra a forza lavoro correttamente assunta, inquadrata e protetta a livello sociale.

Infine, il Seminario si è concluso con un confronto sul successivo incontro a Madrid, che si svolgerà ai primi di giugno 2016, in cui, considerato l’imminente spirare del termine per l’adozione della direttiva 2014/67, potrebbe essere utile ragionare sulle scelte operate dai singoli Paesi europei – anche quelli non partecipanti al presente progetto – nel recepimento del predetto atto normativo europeo.

Giovanna Carosielli

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